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Di Stefano (Giovani Confindustria): dopo la Cig la sfida è la rioccupabilità



convegno dei GI

Con il calo del prodotto «non facciamoci illusioni: torniamo indietro di 23 anni». I numeri chiedono al Governo «di lavorare con le imprese per garantire una ripresa rapida e facilitare le nuove assunzioni»

di Nicola Barone

(ANSA)

Con il calo del prodotto «non facciamoci illusioni: torniamo indietro di 23 anni». I numeri chiedono al Governo «di lavorare con le imprese per garantire una ripresa rapida e facilitare le nuove assunzioni»

3′ di lettura

«Quando si sbloccheranno i licenziamenti, la mole di cassa integrazione va trasformata in strumenti che consentano una riorganizzazione delle imprese che non impatti sulle persone. Andranno quindi sostenuti quei lavoratori che cambieranno posto di lavoro durante la transizione, con un sostegno al reddito, ma la vera sfida è quella della rioccupabilità. E questa si crea rafforzando le competenze. Le imprese avranno sempre più bisogno di collaboratori specializzati, dalle competenze manageriali a quelle funzionali». Dice così parlando di lavoro il presidente dei Giovani di Confindustria Riccardo Di Stefano, rivolto alla platea del trentacinquesimo convegno dei GI.

Recovery Fund, meglio rinunciare che sprecarlo

Evitare che le risorse europee si traducano «in altro debito improduttivo sulle spalle delle generazioni future. Lo diciamo chiaramente: meglio rinunciare al Recovery fund che sprecarlo». Per il presidente Di Stefano sarebbe paradossalmente preferibile «lasciarlo a disposizione di quei cittadini europei veramente capaci di dare futuro a questo Continente, piuttosto che tramutarlo nell’ennesima spesa improduttiva». E allora «come si trasforma il libro dei sogni in realtà? Dobbiamo superare l’italica passione per “task force” e super esperti. Ogni roboante annuncio sul taglio della spesa pubblica porta con sé una task force o un supercommissario. Tutti i commissari alla spending review hanno fatto un encomiabile lavoro, poi però la “spending” resta uguale e la “review” finisce in un cassetto con i suoi commissari. Ora si rischia la stessa cosa con i fondi europei. Chi sceglierà i progetti? Chi ne controllerà l’attuazione? Basta con la “taskforsite”, servono strutture e responsabilità chiare. Non discutiamo le buone intenzioni, ma non vorremmo che il proliferare di comitato tecnici rallentasse le procedure. Il Paese non ha più tempo». E avverte: «Non vogliamo essere giudicati dalle generazioni future come quelli che hanno perduto l’ultimo treno per la modernità».

Pil indietro di 23 anni, Governo lavori con noi

Con un calo del Pil del 10% quest’anno e un recupero parziale del 4,8% l’anno prossimo, «non facciamoci illusioni: torniamo indietro di 23 anni. Perderemo 410mila occupati nel 2020 e 230 mila nel 2021. Sono numeri preoccupanti, che chiedono al Governo di lavorare con le imprese per garantire una ripresa rapida e facilitare le nuove assunzioni». È l’invito che rivolge Di Stefano nel ringraziare allo stesso tempo tutte le persone che hanno mandato avanti l’Italia durante il lockdown.

Sì al Mes, dire no è avere a cuore feticci elettorali

Anche per come risulta problematica la fase di ripartenza dei contagi, la sollecitazione è a guardare in casa. «Il Mes sanitario serve a rafforzare il nostro sistema di risposta alla pandemia e a prevenire quelle future. Dire no, significa impedire ai territori più fragili di prendersi cura dei propri cittadini. Dire no, significa avere più a cuore feticci elettorali anacronistici rispetto al nostro Paese». Dunque sì al Mes sanitario subito. «Sì all’utilizzo di quei 36 miliardi per costruire infrastrutture sanitarie e fare prevenzione. Sul serio vogliamo dire di no agli strumenti finanziari per affrontare la più grave crisi sanitaria della storia moderna?».

Per riforma pensioni proponiamo “quota giovani”

«Proponiamo “quota giovani”: le riforme delle pensioni non si devono più fare pensando a chi esce dal mercato del lavoro, ma a chi ci entra. Basta con le riforme, le finestre, gli scaloni per andare in pensione prima». Dal presidente dei Giovani imprenditori viene formulata l’ipotesi di «una modifica del sistema di contribuzione Inps “a scaloni”, questa volta non per uscire dal mercato del lavoro, ma per entrarci. Prevediamo step contribuitivi crescenti che restino a zero per un biennio, e che poi aumentino gradualmente, con sgravi assicurati per almeno un quinquennio. Se quota deve essere, almeno che sia quota giovani».