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Coronavirus, l’allarme del commissario antiracket: più esteso il welfare mafioso



criminalità

La relazione 2020 del commissario antiracket Annapaola Porzio: timori sulle nuove azioni della criminalità organizzata grazie «al Recovery Plan e le altre misure pubbliche di sostegno».

di Marco Ludovico

La relazione 2020 del commissario antiracket Annapaola Porzio: timori sulle nuove azioni della criminalità organizzata grazie «al Recovery Plan e le altre misure pubbliche di sostegno».

4′ di lettura

Un atto di accusa contro l’omertà inarrestabile. Il quadro impietoso di malfunzionamenti e norme ormai poco efficaci. L’allarme, soprattutto, per la nuova ondata mafiosa: silente, certo, capillare e proteiforme. Con il suo welfare criminale pronto ad attecchire sempre più forte tra i territori e le economie allo stremo con tutte le azioni tipiche delle cosche. Comprese, se necessarie, quelle più odiose: usura ed estorsione. Il prefetto Annapaola Porzio, commissario straordinario di governo, consegna la relazione 2020 al Viminale, presente il ministro Luciana Lamorgese, nel suo ultimo giorno di responsabilità dell’ufficio. Un documento durissimo.

«Immani conseguenze negative» dopo il lockdown

Dice la relazione proprio in apertura: «La fotografia di quello che è accaduto dallo scorso mese di marzo, un vero e proprio evento tragico e portatore di immani conseguenze negative, ci impone di richiamare l’attenzione di tutti sull’espansione del c.d. “welfare mafioso di prossimità”, ovvero quel sostegno attivo alle famiglie degli esercenti attività commerciali e imprenditoriali in difficoltà o in crisi di liquidità». La prospettiva è ancora più preoccupante: lo scambio tra l’assistenza economica dei mafiosi a famiglie e imprenditori in difficoltà si fonda sulle «future connivenze con la non remota possibilità di infiltrarsi ulteriormente nel tessuto economico. Penso, in particolare, a ciò che sarà fatto in esecuzione del “Recovery Plan” e delle altre misure pubbliche di sostegno». Una minaccia a lunga durata e alta diffusione.

La mafia ha migliorato la sua immagine

In una specie di quadro di valori rovesciato, questo processo continuo scatena esiti grotteschi: «La possibilità che hanno avuto i clan di poter dispensare la smisurata liquidità di cui dispongono alle persone in difficoltà con immediatezza e senza, al momento, chiedere una contropartita, ha determinato un’impennata del livello reputazionale delle conventicole criminali foriera di gravi conseguenze per il futuro». La forza di penetrazione dei mafiosi permea tutto il tessuto di «piccole e medie imprese, i lavoratori autonomi e i liberi professionisti con partita Iva»: è il «comparto economico che soffre maggiormente delle difficoltà in atto e, quindi, più esposte a intimidazioni, usura ed estorsione». Se poi l’immagine di Cosa Nostra&Co. è pure al rialzo, la semina dell’azione criminale trova terreni fertili, già pronti.

L’andamento desolante delle denunce latitanti

Il prefetto Porzio ricorda i commercianti e gli imprenditori «di Foggia, di Bagheria, di Napoli che si sono ribellati al pizzo e alle intimidazioni» e soprattutto hanno denunciato le minacce e si sono rivolti al fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso come l’estorsione e l’usura. Ma lo sguardo si spalanca desolato davanti alle «aree del nostro Paese dove questi fenomeni, ben presenti e radicati, non sono riconosciuti come tali dalla popolazione». Dove accade invece di trovare «gli sguardi beffardi di quanti spesso sembrano dire “noi siamo ancora qua”» sottolinea Annapaola Porzio. La realtà è fatta di «troppi settori della società civile che, non denunciando sono, nei fatti, contigui ed assuefatti ai quotidiani comportamenti di sopraffazione, di corruzione e di intimidazione».

In calo le richieste di sostegno dl Fondo di solidarietà

«Nel corso degli anni si è potuto osservare come il numero delle istanze al Fondo di solidarietà, non è aumentato, anzi è diminuito» rileva il commissario straordinario. Per l’estorsione le domande di accesso al fondo sono state 375 nel 2018, 340 l’anno scorso e solo 208 finora; per l’usura 563 (2018), 353 (2019) e 183 quest’anno. Certo, c’è da anni «un cambiamento del “modus operandi” della criminalità organizzata, apparentemente meno violenta ma più pervasiva». Ma l’atto di accusa del prefetto Porzio è impietoso: «Si sono assopiti i concetti di valore e disvalore, appannate le più decise forme di reazione, lasciando spazio a indifferenza e disimpegno». E poi «appare chiaro come da parte delle persone si sia affievolita la consapevolezza che la denuncia di fatti delittuosi è un dovere del cittadino ed anche l’unica via attraverso la quale riprendersi la propria vita».