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Beni culturali: il restauro della prima abbazia di Gioacchino da Fiore in Calabria



fondi europei

Presentato il progetto da 1,2 milioni di euro predisposto dalla Soprintendenza e finanziato dai fondi europei assegnati alla Regione per il 2014-2020. I lavori dovrebbero essere completati entro il 2021

di Gi.Ch.

Presentato il progetto da 1,2 milioni di euro predisposto dalla Soprintendenza e finanziato dai fondi europei assegnati alla Regione per il 2014-2020. I lavori dovrebbero essere completati entro il 2021

3′ di lettura

È pronto a partire l’intervento di restauro dell’abbazia di Corazzo, nell’alta valle del Corace, al limite tra le province di Catanzaro e Cosenza, nel cuore della Calabria. Il progetto preliminare è stato presentato prima da Pasquale Lopetrone, responsabile del patrimonio architettonico della Soprintendenza archeologia belle arti per Catanzaro, Cosenza e Crotone. Nel giro di un mese dovrebbe essere pronto il progetto definitivo e, se non ci saranno intoppi, entro la fine del 2021 l’opera di restauro dovrebbe esser completata.

«Si tratta di un intervento di tipo conservativo ma allo stesso tempo innovativo, poiché mira alla cristallizzazione dei ruderi, alla loro messa in sicurezza e alla valorizzazione di alcuni spazi contigui» ha spiegato Lopetrone illustrando il restauro a Carlopoli, un piccolo comune della Presila catanzarese nel cui territorio si trova l’abbazia considerata un gioiello del patrimonio storico-culturale non solo dell’area tra Lamezia Terme e l’Appennino silano ma dell’intera regione. L’intervento ha prima di tutto l’obiettivo di consolidare le rovine dell’abbazia per evitare altri crolli. «Ogni pietra che metteremo – ha chiarito il responsabile del progetto – servirà a non far cadere quelle che ci sono già».

I finanziamenti europei

Il restauro costerà 1,2 milioni di euro finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e sarà concentrato sulla parte più recente dell’intero complesso, le cui parti più antiche risalgono all’XI secolo (nel 1060 la fondazione). Riguarderà in particolare la chiesa e i contrafforti ad arco, posti sul lato nord tra il XVII e il XVIII secolo, probabilmente per sostenere le mura ferite dai terremoti. La parte più innovativa dell’intervento riguarderà proprio gli spazi sotto i contrafforti che saranno resi utilizzabili, dopo lo scavo e la rimozione dei materiali alluvionali che si sono accumulati nei secoli, grazie alla posa di un pavimento in legno, sopraelevato, che potrà essere rimosso in qualsiasi momento per ulteriori scavi archeologici.

Pareti in cristallo e tetto in legno lamellare creeranno un piccolo e suggestivo ambiente polivalente, utilizzabile come museo dell’abbazia o sala per i visitatori e per gli incontri per le scuole. Per evitare ulteriori crolli, sempre in chiave conservativa, saranno consolidate anche le altre parti della chiesa, nella quale uno spesso strato di terra e pietre potrebbe nascondere l’antico pavimento. Le risorse a disposizione serviranno anche a ripulire dalla vegetazione e a consolidare i ruderi dell’altra parte dell’abbazia: chiostro, refettorio, dormitorio, biblioteca, scriptorium, sala capitolare ma senza ulteriori lavori di scavo. «Se i soldi saranno sufficienti faremo solo un sondaggio nel chiostro per capire se sotto lo strato di detriti, alto forse due metri, si è conservato qualcosa il pavimento originario. Ma nulla di più» ha precisato l’architetto della Soprintendenza nel corso di una visita tra i ruderi.