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In Lombardia finora solo micro-focolai, a breve «carotaggi» più ampi



intervista al direttore sanitario di ats milano

Vittorio Demicheli, epidemiologo e direttore sanitario dell’Ats della città metropolitana ha vissuto in prima fila la pandemia fin dalle prime ore. «Nuovi positivi dovuti a fase attiva di screening in corso», racconta.

di Michela Finizio

Vittorio Demicheli, epidemiologo e direttore sanitario dell’Ats della città metropolitana ha vissuto in prima fila la pandemia fin dalle prime ore. «Nuovi positivi dovuti a fase attiva di screening in corso», racconta.

6′ di lettura

«I dati dell’ultima settimana, appena inviati a Roma, registrano 880 casi lombardi di cui 560 circa erano secondari ai test sierologici». A raccontarlo è Vittorio Demicheli, epidemiologo e direttore sanitario dell’Agenzia di tutela della salute (ATS) della Città Metropolitana di Milano. Si tratta del 63% dei nuovi casi positivi emersi in Lombardia dall’ultimo monitoraggio settimanale. «Da un punto di vista epidemiologico vuol dire che si tratta di casi che non si sono determinati adesso. Persone con test sierologico risultato positivo vuol dire che hanno gli anticorpi e, in pratica, vuol dire che si sono infettate alcune settimane fa. Il contagio per queste persone è storia vecchia rispetto alla situazione epidemiologica attuale».

Il direttore sanitario della città metropolitana di Milano ha vissuto “in prima fila” la pandemia fin dal primo giorno, quello del paziente zero di Codogno. Dai numeri in suo possesso la situazione in Lombardia sembra sotto controllo: i nuovi casi lombardi, cioè i nuovi contagi emersi nelle ultime settimane, sono il frutto di una fase di screening attivo che punta a ricostruire la rete del contagio. E il rischio di nuovi focolai?

Diventerà sempre più frequente, ma questo non ci deve spaventare, che emergano piccole epidemie legate alla ricostruzione attiva della rete di contagio. Ora quando ci segnalano un caso facciamo una serie di accertamenti a catena: a guidare “la danza” è l’inchiesta epidemiologica, si chiede alla persona infetta l’elenco dei contatti esterni che ha avuto nelle ultime 48 ore si risale ai contatti familiari e lavorativi stretti. Finora in questo modo in Lombardia abbiamo ricostruito solo focolai minuscoli, di due o tre persone al massimo. In altre regioni sono stati trovati focolai molto più grandi, per esempio quello all’interno dei servizi di trasporti di Bartolini a Bologna. Di solito i focolai più grossi li conoscono prima i giornalisti di noi epidemiologi, perché son quelli che vanno a finire sui giornali. Ma non escludo che qualche piccolo cluster possa essere trovato anche nella nostra regione, proprio perché stiamo vivendo questa fase di ricerca attiva molto intensa. Finora, il focolaio di dimensioni più grandi che abbiamo trovato è quello emerso all’ospedale Niguarda un paio di settimane fa.

Quindi più “si tampona” più emergono nuovi casi?

Fin dall’inizio si è diffusa l’idea che: se non fai abbastanza tamponi non trovi abbastanza casi. E questa polemica non si è mai sopita. Ma oggi siamo nella fase che i casi nuovi che si determinano sono sempre meno, vengono reperiti occasionalmente. Abbiamo ancora tantissime segnalazioni da parte dei medici di base che, però, spesso non si traducono in tamponi positivi. È positivo perché vuol dire che hanno sensibilità. Ma per lo più tantissimi casi emergono perché vengono cercati attivamente. Siamo in una fase di uscita dall’epidemia e la nostra capacità di controllo è molto abbondante rispetto ai casi che ci sono, quindi possiamo seguirli attivamente. A breve inizieremo a fare anche quelli che vengono chiamati “carotaggi”, cioè in patica tamponi sempre mirati intorno ai casi infetti, ma con un raggio più ampio rispetto a quello applicato finora. Stiamo pensando di allargare i criteri di ricerca, ma sempre in modo mirato. L’idea è di cercare un po’ di asintomatici, proprio perché in questo momento la nostra capacità di tamponare eccede il bisogno. In pratica se le indagini ci indirizzeranno verso una località, un quartiere o un punto vendita, l’idea è di mappare tutta quella zona o tutto quell’edificio, e non di procedere solo per contatti stretti.