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Riaperture: ristoranti fra distanziamento e spettro di multe fino a 3mila euro



in gico tante imrpese e posti di lavoro

Difficile il mestiere del ristoratore al tempo del Coronavirus. Dopo la chiusura per il lockdown e l’autorizzazione al take away, ora il problema sono le regole serrate per le riaperture. E le sanzioni

di Nicoletta Cottone

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Difficile il mestiere del ristoratore al tempo del Coronavirus. Dopo la chiusura per il lockdown e l’autorizzazione al take away, ora il problema sono le regole serrate per le riaperture. E le sanzioni

4′ di lettura

Difficile il mestiere del ristoratore al tempo del Coronavirus. Dopo la lunga chiusura legata al lockdown, l’autorizzazione al take away, ora il problema sono le regole serrate per le riaperture. Ci sono le prime prenotazioni per chi è riuscito a riaprire le porte della propria azienda. C’è chi chiama per informarsi se prenotando una tavolata con gli amici c’è il rischio di assembramenti. Ma le regole individuate dall’ultimo Dpcm sono stringenti e assicurano il distanziamento. Anche se diminuiscono drasticamente i posti nei locali, anche se per alcuni c’è la possibilità di espandersi all’aperto. «I pubblici esercizi hanno un’unica priorità: riportare le persone nei locali garantendo loro il massimo della sicurezza e della convenienza», ha sottolineato Aldo Cursano, vicepresidente vicario di Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi.

In gioco tante imprese e posti di lavoro Sono in gioco molte imprese e tantissimi posti di lavoro. C’è chi ha riaperto, chi ancora è alle prese con la riorganizzazione puntuale e complessa del locale, chi scommette sul delivery. ma c’è chi ha deciso di aspettare il 3 giugno, quando i turisti potranno volare in Italia. «L’universo di bar e ristoranti – sottolinea il vicedirettore di Fipe, Luciano Sbraga – è fatto di realtà diverse, ma sicuramente tutto il settore soffre, a causa della riduzione dei coperti, dovuta al distanziamento dei tavoli, e a una chiusura di quasi 70 giorni, che ha azzerato gli incassi e accumulato bollette e affitti da pagare». Molti sono i dipendenti dei ristoranti in cassa integrazione finiti a mangiare nelle mense della carità. Secondo un’analisi Fipe-Confcommercio – effettuata prima del 18 maggio -, a riaprire era il 50-60% delle aziende. Una riapertura graduale che entro inizio giugno dovrebbe salire fra l’ 85 e il 90% delle aziende del mondo della ristorazione.

Anche chef stellati non riaprono Molti ristoranti sono rimasti chiusi. Anche celebrità, come Gianfranco Vissani, che non sa ancora quando riaprirà “Casa Vissani” a Baschi. Per lui lì mantenere le distanze imposte in cucina «è impossibile». Le aziende, ha spiegato «sono deperite», i cuochi «disperati». Ha riaperto invece “Il tuo Vissani” a Roma: «rispetto al ristorante di Baschi è una dimensione più piccola e più gestibile». Ripartito, invece, a Bergamo, una delle zone più martoriale dal coronavirus, “Da Vittorio Brusaporto”, il tre stelle Michelin dei fratelli Cerea, con cene su due turni e nuovi piatti come la “Faraona glassata alla rosa canina e pompelmo” e il DaV Cantalupa, con cibo di tradizione in chiave pop a bordo piscina.

Difficile immaginare che ci sarà la coda fuori dai ristoranti Drastico Enzo Vizzari, direttore delle Guide del gruppo L’Espresso a Cronachedigusto.it. «Ho sentito tanti ristoratori – ha spiegato – da grandi a piccoli, titolari di ristoranti più o meno importanti, quelli che si dimenavano e si agitavano perché volevano riaprire i loro locali. Io, e ne sono convinto anche adesso, dico che prima si riparte, prima si ricomincia a perdere. Intanto, il numero ridotto dei coperti. E poi togliamoci dalla testa che per la gente tornare al ristorante sia una priorità. Ci sono meno soldi e, da tenere in considerazione, e anche le riserve psicologiche. Mi viene difficile immaginare che ci sarà la coda fuori dai ristoranti».

Regole all’insegna della prevenzione Stringenti le regole. Si parte dall’informazione ai clienti sulle misure di prevenzione, che deve essere «comprensibile anche ai clienti di altre nazionalità». Potrà essere misurata la temperatira, impedendo l’accesso ai clienti con più di 37,5° C. Prodotti igienizzanti a disposizone della clientela e del personale, distribuiti in più punti dei locali. In particolare all’ingresso e nei pressi dei servizi igienici, che vanno puliti più volte al giorno. Altra regole, privilegiare l’accesso con prenotazione e mantenere l’elenco di chi ha prenotato negli ultimi 14 giorni. Impossibile far entrare nel locali più clienti di quanti siano i posti a sedere. Negli esercizi della ristorazione che non hanno posti a sedere, contingentamento degli ingressi per assicurare la distanza di un metro fra la clientela. Da privilegiare l’uso degli spazie esterni.